IL RICICLO COME FONTE PREZIOSA DI TERRE RARE

Alcuni rifiuti promettono di fornire elementi delle terre rare, in particolare neodimio e disprosio, usate nei calcolatori e nelle tecnologie a basse emissioni di carbonio. E’ quanto emerge da una ricerca pubblicata sulla rivista Environmental Science and Technology, se le infrastrutture e le tecnologie di riciclaggio fossero pronte ora ad affrontare i maggiori volumi di rifiuti high-tech previsti in futuro, il 7-9 % della domanda mondiale di questi elementi critici potrebbe essere soddisfatta dal riciclo entro il 2030.

Gli elementi delle terre rare (Rare Earth Elements, REE), aventi particolari proprietà magnetiche e ottiche, sono componenti essenziali di prodotti high-tech e sono fondamentali per alcune tecnologie ambientali, come le turbine eoliche e le automobili elettriche ibride. La domanda di REE è dunque in costante aumento, eppure c’è uno squilibrio nel rapporto domanda-offerta dovuto alla carenza di alcuni di questi elementi cruciali. Circa l’86% di REE è prodotto in Cina, la quale ha recentemente messo restrizioni alla loro produzione ed esportazione .

Il riciclaggio è visto come un modo per rendere indipendente l’estrazione di questi elementi aumentandone la loro disponibilità. Tuttavia, la concentrazione di REE nei prodotti impattati di solito è molto bassa oltre ad essere complessa la procedura di separazione. Inoltre, i prezzi già bassi per i REE non hanno incoraggiato lo sviluppo di tecniche adeguate di estrazione da riciclo.

I ricercatori hanno messo a punto l’intero ciclo di vita ed il flusso dei materiali relativo ai prodotti che potrebbero generare i REE, stimando le possibili quantità di neodimio e disprosio contenute, all’interno dei programmi di riciclaggio globali e dell’UE-27 tra il 2011 e il 2030. Lo studio si è concentrato sui magneti al neodimio (magneti eccezionalmente forti contenenti neodimio e disprosio, a volte del terbio), utilizzati in hard disk, aerogeneratori ad azionamento diretto e motori elettrici per veicoli ibridi.

I risultati suggeriscono un recupero a livello globale di circa 500 tonnellate di neodimio entro il 2015, quantità che rappresenta una frazione tra l’11 e il 15% della domanda complessiva di neodimio nel breve termine. Estendendo i periodi di osservazione al 2020, si ipotizzano altre 450 tonnellate di neodimio e solo 10 di disprosio: si tratta ancora di percentuali basse rispetto alla richiesta mondiale per questi due elementi. Tuttavia, nel lungo termine, i maggiori volumi di prodotti che si troveranno a fine vita, prevalentemente turbine eoliche e veicoli elettrici ibridi, entreranno nel flusso dei rifiuti globali, con quantità stimate di 2200 tonnellate di neodimio e 460 di disprosio disponibili da riciclaggio entro il 2030, che rappresenteranno il 9% e il 7% rispettivamente della domanda globale. La apparente discordanza tra le più alte percentuali nel breve e le più basse nel lungo periodo sono dovute all’aumento della richiesta con la maggior produzione di alta tecnologia.

Anche se nel breve termine, il recupero da riciclaggio di neodimio e disprosio è basso, questa ricerca suggerisce che potenzialmente nel medio-lungo termine dovrà portare benefici apprezzabili. Investire oggi in tecnologie di riciclaggio REE attraverso l’intera catena, dal miglioramento del tasso di raccolta allo sviluppo di una migliore separazione, recupero e tecnica di raffinazione, aiuterà l’industria del riciclo ad accogliere i più grandi volume di materiale, quando cioè gli odierni prodotti high-tech che li contengono si troveranno a fine vita.